Mi candido a Milano. Ecco le mie idee per la città.

MILANO GUARDA AVANTI

Con persone, idee e fatti

Negli ultimi cinque anni si è distinta una “Milano comunità” che si è dimostrata solidale accogliente, generatrice di nuove idee e prospettive.  Ho visto una Milano che ha iniziato a cambiare lo sguardo e l’approccio verso il tema delle disabilità, delle povertà, delle fragilità, degli  immigrati e i loro figli. Una città che ha ridato slancio alla cultura, ai giovani e ad alcuni quartieri. Certo non tutte le promesse e aspettative di chi ha amministrato sono state portate a termine, alcune anche disattese, ma sicuramente va il merito di aver avviato una nuova stagione di crescita. È in questa Milano che mi sono sentita più che mai coinvolta e attiva. In questi processi di metamorfosi, culturali in primis, ho partecipato sempre più convinta della responsabilità che ogni cittadino ha nel migliorare le cose, attivandosi anche banalmente smistando bene i rifiuti.

Milano può continuare il suo percorso puntando alle persone, a cui bisogna garantire diritti, dignità e la felicità; puntando alle idee affinché possano generare innovazione e crescita; puntare sui fatti, al di là delle parole e idee ci vogliono progetti concreti, misurabili e soggetti a valutazione.

Quattro sono i temi su cui vorrei spendermi principalmente:

>Coesione sociale: è un concetto usato per la prima volta dai sociologi Émile Durkheim alla fine dell’Ottocento e da Talcott Parsons negli anni 1940-1950; oggi ha ormai superato l’esclusività da parte degli studi specialistici, trovando sempre più spazio nelle politiche e interventi sociali.

Si alternano le definizioni ma, come ben esprime il professor Ranci, la coesione sociale ormai “implica: la garanzia di un livello sufficiente di tutela in materia di sicurezza sociale; la promozione dell’occupazione, della formazione e dei diritti dei lavoratori; la tutela dei gruppi sociali a rischio; la promozione delle pari opportunità; la lotta contro l’esclusione e la discriminazione; la promozione dell’inserimento sociale delle popolazioni immigrate”.

Inoltre il tema della coesione sociale si intreccia a quello della “sicurezza urbana” oggi uno dei beni pubblici di cui è necessario tener conto nella gestione e nello sviluppo sostenibile delle città e che deve essere garantito a tutti i cittadini. La sicurezza urbana ha a che fare, in ambito locale, con il rispetto delle regole che governano la convivenza tra le persone e con la vivibilità nei centri urbani.

Sotto il cappello della coesione sociale possiamo, dunque, far rientrare i temi legati a: quartieri, immigrazione, povertà, disabilità, fragilità, profughi e richiedenti asilo.

Spesso questi ambiti sono fortemente “delegati” ad associazioni del terzo settore e/o volontariato cittadino ma l’intervento pubblico è più che mai necessario per tutelare qualità e prospettive globali future, garantendo ordine ed equilibrio.

quartieri: Milano deve superare lo schema centro periferia e deve puntare a diventare metropolitana policentrica, dove valorizzare i quartieri e renderli protagonisti ognuno delle sue specificità. Questo contribuisce a risanare il territorio, lavorare contro il degrado e dare ai giovani maggior protagonismo.

immigrazione: è necessario potenziare i presidi sociali e culturali che possano coinvolgere i residenti stranieri, farli interagire con il tessuto sociale valorizzandone il potenziale. In particolar modo è necessario incrementare e rafforzare gli spazi dove le donne straniere possano imparare la lingua italiana, strumento importante per la loro indipendenza ed emancipazione, e dove possono trovare stimoli per meglio interagire con il quartiere e poi la città.

povertà e fragilità: una città che cresce quotidianamente non può lasciare indietro nessuno. E’ necessario mettere al centro delle priorità i temi legati alla casa (diritto imprescindibile) e assistenza di chi non ce la fa (anziani, poveri, senza fissa dimora, ecc.).

disabilità: ancora oggi, nonostante i molti sforzi per abbattere le barriere architettoniche, c’è molto da fare. Molte metropolitane sono ancora inaccessibili alle persone con disabilità come anche alcuni esercizi commerciali e certe strutture pubbliche. Una città civile non può permettersi di mettere in difficoltà nessun cittadino.

profughi e richiedenti asilo: come in molte città europee i profughi e richiedenti asilo devono essere messi nelle condizioni di avere una opportunità di inserimento nella nostra città. Assisterli affinché regolarizzino la loro presenza, insegnare loro la lingua italiana, impegnarli in attività socialmente utili, ecc., è il minimo che si possa fare per dare loro una nuova chance di vita.

multicultura/intercultura: una città sempre più plurale non può esimersi dal conoscere tutti i suoi elementi. Le specificità vanno messe al centro come risorsa da cui poter attingere tutti. Non per creare sincretismi ma per conoscere, comprendere e rispettare consapevolmente.

 

>Internazionalizzazione: Milano deve diventare sempre di più attrazione internazionale per giovani talenti e competenti ed diventare piattaforma per i giovani italiani per essere generatori di legami con il resto del mondo, arricchendo di esperienze la nostra città.

Inoltre valorizzare le comunità etniche presenti sul nostro territorio non può che rafforzare i legami coi loro paesi di origine e stabilire cooperazioni nei due sensi.

 

>Miglioramento della comunicazione: Il lavoro del prossimo consiglio comunale e della giunta con il sindaco devono essere ancora più trasparenti verso i cittadini. Si devono rendere disponibili le agende, i risultati raggiunti o meno di tutti attraverso un canale semplice e chiaro di comunicazione.

Vorrei che ci potesse sviluppare un sistema più facile per far interagire il cittadino con queste informazioni e con le  istituzioni per raccogliere consigli, reclami e proposte.

 

>Diritti: nello specifico delle donne e delle minoranze etnico/religiose.  Un tema di cui mi occupo da molti anni è quello delle donne. Lo stato di benessere delle donne in ogni società è indicatore della bontà o meno della stessa società. Per Milano vorrei che si investisse di più per promuovere la salute delle donne, per contrastare la violenze e la discriminazione nei loro confronti e in empowerment. Un tema importante, che tocca in particolar modo le donne, è il tema degli asili nido. Ancora oggi sono le donne a farsi carico principalmente della cura dei figli ma non per questo devono essere svantaggiate nella possibilità di trovare lavoro e praticarlo. La difficoltà a trovare un posto dove poter lasciare in sicurezza i propri figli ed in modo accessibile economicamente è una realtà. Ogni mamma ha diritto a lavorare e contribuire a garantire una vita dignitosa al proprio figlio e famiglia per cui il Comune non può esimersi da questa responsabilità.

Sul tema dei diritti delle minoranze etnico religiose, uno in particolare mi sta a cuore: la questione del diritto al culto. Un diritto che ancora fatica ad essere praticato nella nostra città che vuol essere capitale dei diritti. I più penalizzati sono i musulmani.

La mia proposta sulla questione moschee:

-non possiamo pensare ad una sola grande moschea in città. Ci sono circa centomila musulmani che hanno bisogno di più spazi distribuiti sul territorio.

-è stato fatto un bando pubblico (che personalmente l’ho ritenuto insufficiente ma ora c’è) che non può arenarsi per motivi che non siano trasparenti. Il percorso intrapreso va portato a termine con l’assegnazione degli spazi a chi ne ha diritto, ricordandosi sempre che poi tutti hanno il diritto a pregare.

-bisogna dunque lavorare anche sul PGT per individuare delle aree da adibire al culto, ricordandosi di tutti i culti praticati in città.

– vanno infine regolarizzate anche le sale di preghiera che sono già presenti da anni in questa città. Questo può esser fatto solo, quando è possibile, con l’aiuto di chi amministra il bene comune.

Moschee riconosciute e trasparenti sono un presupposto necessario al riconoscimento dei diritti fondamentali. Ad una duplice apertura della nostra città: tra i cittadini di fedi e credi diversi e una lotta all’abusivismo indotto.

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