Moda e donne musulmane – le Hijabies

modest hij

 

Foto ammiccanti, a tratti sexy, di modelle, imprenditrici o stiliste che lanciano nuove mode e lavorano a nuovi stili di abbigliamento. Non parlo delle note case di alta moda, né di case sconosciute che tentano di farsi strada come ci verrebbe naturale pensare.

Parlo, invece, delle Hijabies (termine inglese che indica le donne musulmane che portano il velo).

Ormai le porte sono spalancata per loro, anzi le hanno spalancate. Abbattono dei tabù e irrompono nelle società in cui vivono spostando immaginari e offrendo nuove proposte.

Si è aperta, ormai da qualche anno, una stagione a livello globale volta a promuovere linee di abbigliamento fatte su misura per chi sceglie di portare il Hijab, meglio conosciuto in Italia come “velo”, o semplicemente di chi si racconta attraverso anche il proprio stile di vita e vestiario su blog, Instagram o altri social.

Ormai da qualche anno si svolgono sfilate di moda in grande stile con fashion week in cui si ritrovano tutte le sopra citate categorie che nulla hanno da invidiare alle nostrane sfilate.

Si spazia dagli stili più conservatori fino agli stili delle giovanissime Mipster (Muslim, but hipster).

L’età di queste protagoniste varia dai 16 ai 30 anni, in alcuni casi anche oltre. Provengono da ogni paese del mondo, sia di maggioranza musulmana che non. A volte sono in rete tra loro, si citano si promuovono a vicenda e lentamente stanno diventando riferimento per molte giovani donne musulmane e non.

Cosa fanno esattamente? Come influenzano e come vengono accolte dagli ambienti musulmani e non?

Intanto è possibile osservare a colpo d’occhio una grossolana ripartizione in tre aree geografiche dove sono più attive: Est Asia, Vicino/Medio Oriente e States.

Tra le più quotate del momento sembrano esserci Dina Torkya, Aya Almassri, Vivy Youof, Hassanah El-Yacoubi e Yaz The Spaz. Di fatto ce ne sono altre migliaia con milioni di followers ma queste sono nella top ten (HuffPost e NYT ne hanno anche parlato).

Si raccontano attraverso gli abiti, alcune hanno fini sociali/politici e vogliono contrastare l’islamofobia, altre cercano di spiegare come si può essere alla moda senza contrastare i dettami religiosi, e così via in un ricco susseguirsi di immagini, molte di altissimo livello professionale, video e articoli. Alcune hanno canali YouTube dove presentano tutorial che insegnano a mettere il velo nei modi più disparati. Altre ancora parlano di attualità, moda, società, in modo ironico e molto divertente. Si confrontano su come mettere il velo, ora la moda vede l’ascesa dei turban, sulle stoffe, sui colori. Insomma ce n’è per ogni forma creativa.

Instagram è il luogo preferito in cui raccontarsi, seguono i blog personali, Facebook, quest’ultimo sempre meno usato dalle giovani generazioni, e altri social.

Su questa base fioccano case di moda che negli ultimi anni hanno visto crescere alle stelle i loro fatturati. Sono presenti e forti su Instagram e altri social con un efficace sistema di vendita on-line. Esempi lampanti: Tesetturtanem, Sefamerve e la più in voga Modanisa che è promotrice del prossimo #ModestFashionWeek a Dubai.

Un giro di stile che influenza personaggi celebri di ambiti diversi professionali. Molte professioniste (avvocate, scrittrici, dottoresse, politici, ecc.) partecipano alle sfilate, le pubblicizzano tanto da farlo diventare uno status simbol (far parte di questo mondo fashion).

Questo trend non è sfuggito certo alle case di alta moda o marche famose, che non hanno mai pensato prima al mercato delle hijiabies, ed ora stanno già operando per adattarsi. Così la Nike lancia una linea di abbigliamento sportivo con tanto di spot che invita le donne musulmane a fare sport e la stessa Nike tra e sue fila ha coinvolto la “Hijabi supermodel” Halima Aden al momento quotatissima negli ambienti di altamoda .  Anche i nostri Dolce&Gabbana si sono lancia con modelli per Hijabies.

In questi giorni di Fashion Week a Milano ho incontrato delle blogger e imprenditrici venute a seguire le sfilate e comprare. Alcune di loro sono nello stesso tempo stiliste, modelle, imprenditrici e si promuovono da sole. Attivissime e provenienti anche da paesi che non ci aspetteremmo come Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi, ecc.

Ascoltare i loro racconti mi ha dimostrato ancora una volta quanta energia abbiano da spendere e quanto siano lontane dagli stereotipi delle donne “musulmane sottomesse” tanto diffuso in occidente. Donne invece, che convogliano tale energie in operazioni economiche anche di alto livello.

Qualcuno potrà obiettare che è la solita élite di poche. Certo non sono la maggioranza ma sono influencer, stanno aumentando e più o meno consapevolmente stanno cambiando l’immaginario che si ha della donna musulmana sia nei paesi a maggioranza islamica che non rompendo dei tabù.

In Italia le consociamo poco, ovviamente, perché si dà più spazio a notizie tragiche che a notizie positive. Come si dice: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Già.

Non a caso nel Belpaese le hijabi fashion bloggers sono contate, se pur in crescita. Un esempio per tutti la giovanissima Fatima El Hossi ma anche il blog Verde Jenna che si attesta su questo tema.

Certo poi le polemiche non mancano: alcuni fronti di musulmani rifiutano questo modello di abbigliamento reputato non consono ai dettami religiosi e che anzi, riducono il velo a accessorio estetico e non più un atto di fede con valore spirituale; altre polemiche arrivano da fronti trasversali che vedono solo l’ennesimo uso del corpo della donna come oggetto di mercificazione o riduzione della stessa a mera “cosa bella da guardare”, modello, secondo i più, acquisito degli schemi occidentali. C’è chi, poi, non vede nulla di “Modest” (termine usato per descrivere la moda islamica) nei modelli di abbigliamento proposti e accusa di sfruttare il nome e il richiamo alla religione per vendere prodotti e fatturare o aumentare la visibilità personale delle protagoniste. Questioni legittime che restano aperte e oggetto di dibattito. Magari le svilupperò più avanti con un post dedicato.

Il Modest hijab invece, è osannato da chi vede in questo una liberazione delle donne che vanno a rompere certi tabù cercando comunque di restare nell’alveo religioso e da chi pensa che sia un ottimo modo per rompere stereotipi e rivendica scelte diverse.

Vi invito a spulciare i vari blog, le pagine Istagram e Facebbok di queste protagoniste per farvi una idea diretta. Potrebbe anche piacervi.

Insomma c’è un brulicare e fermento tra le donne musulmane che certo non si ferma al tema della moda e alle sole velate, un mondo che va conosciuto, coinvolto e valorizzato perché è fonte di innovazione, cambiamento e sviluppo su molti fronti.

Spero di contribuire man mano a portare alla vostra attenzione queste variegate realtà. Alla prossima!

 

 

Photo credit: Instagram Modanisa

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *